Arrendersi, mai. Quasi.

acqua-lanfranchi

Lo spirito del rugby è quello di non arrendersi, mai. Ieri, allo stadio Lanfranchi, questo spirito è morto. Si sa che “temporali” di quella intensità hanno vita breve: può essere 10 minuti come mezzora, la fase più intensa, poi … Gli irlandesi dovrebbero saperlo. Verso la mezzora del primo tempo di Zebre-Connacht ha iniziato a piovere, via via sempre più intensamente. Con le squadre negli spogliatoi si è scatenato l’inferno e la gente è sparita, tranne qualche irriducibile abbarbicato sui gradoni più alti della tribuna grande nei pressi del gabbiotto prefabbricato: un po’ di vento, acqua in quantità industriali (oggi la chiamano “bomba d’acqua”) e per qualche minuto anche grandine. Trentacinque-quaranta minuti dopo il fischio della fine del primo tempo, intorno alle 19.30, arriva la comunicazione dello speaker che la partita verrà rigiocata, questo prevede il regolamento, a data da destinarsi. Disapprovazione generale. Anche perché in quel momento l’intensità della pioggia era diminuita. Poco dopo le 20 cesserà di cadere. Durante la pausa chiesi all’ufficiale di gara “time keeper” se ci fosse un tempo limite entro il quale si può attendere prima che venga decretata la sospensione definitiva. Mi è stato risposto che va a buon senso. Ecco, ieri, forse, si è perso nella tormenta. E lo avrei pensato e scritto anche se ci fosse stato Connacht sopra 22-10. Perché non si è fatto nulla per provare a finirla, questo è. Il comunicato emesso dal board del Pro12 per spiegare le motivazioni della sospensione fa … sorridere. Afferma che l’arbitro ha preso la giusta decisione (previ ripetuti, dicono, ammonimenti della rappresentante, irlandese, del Pro12 presente alla quale si sarebbero accodati gli avversari) per salvaguardare l’incolumità dei giocatori e del pubblico da fulmini e grandine. Ora: l’incolumità dei giocatori era in una botte di ferro visto che erano negli spogliatoi; l’80%, o più, del pubblico era già scappato prima che facesse comparsa la grandine verso la metà del periodo di sospensione. Qualche lampo lo si è visto (mai giocato con lampi, tuoni e fulmini?!?) ma di fulmini nei dintorni non ne è caduto nemmeno uno. Sulle condizioni del campo, nemmeno un accenno. Alle 20, ovvero poco più di un’ora dopo la fine del primo tempo, la partita poteva riprendere in totale sicurezza. Perché su un campo bello pesante se ne sono viste di partite … Questa è la riprova di quanto sia considerata l’Italia nel contesto ovale europeo. Viene in mente un precedente, sempre a Parma. Era il giorno dell’Epifania del 2002. La Rugby Parma ospitava i gallesi del Pontypridd, gara di ritorno della Challenge Cup. Nei giorni precedenti e la notte stessa la temperatura era scesa sotto lo zero. Al mattino andai, per curiosità, a vedere lo stato del campo. Erano presenti alcuni dirigenti della Rugby Parma. Era un po’ duro, ma il ghiaccio, un velo, era presente soltanto nelle aree di meta. C’è il sole, da lì al pomeriggio andrà meglio e, pensai, si giocherà. No, mi dissero; il Pontypridd, già al mattino, aveva comunicato che non intendeva giocare per salvaguardare l’incolumità dei giocatori. Per carità, principio sacrosanto ma perché deciderlo già di prima mattina, unilateralmente, e non attendere il prepartita con ultima verifica dell’arbitro, peraltro non presente e già in procinto di recarsi all’aeroporto … Era stato proposto di giocare altrove o il giorno appresso. Nisba. In quel caso, la storia ha avuto un finale ancora migliore: la Erc aveva proposto/deciso di rigiocarla a breve distanza temporale in … campo neutro, a Gloucester. Ovviamente, la Rugby Parma si rifiutò e le venne data partita persa. Ma all’epoca contavamo poco …

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