Identità e ripartenze
2 maggio 2011Una persona dell’ambiente rugbystico, non molto tempo fa mi prospettò che il Rugby Noceto avrebbe fatto la sua solita risalita e che tempo cinque anni sarebbe ritornato al punto del 2010 in barba alle varie fusioni e che allora ci sarebbe stato da ridere. Beh, intanto il primo pezzo è stato messo: dalla C alla B, sentenza emessa ieri. Stadio Nando Capra pieno. Ok non c’era il campionato d’Eccellenza … (è “quasi” una battuta …). E a vedere la Rugby Parma, sempre serie C, quest’anno circa un centinaio di persone (ma lì lo stadio non c’è). E alle partite dei Crociati Rfc? Desolazione. Non che cambi di molto il discorso se ci spostiamo sul versante GranDucato. L’ennesima conferma che l’identità non fa rima con necessità. E ora si parla di nuova fusione, anche in questo caso le necessità ci sono. Non è fatto prettamente italiano, comunque. Parlando nei giorni scorsi con James Ireland mi confermava che anche quando sono nati i Newport Gwent Dragons, quelli di Bedwas, Pontypool, Caerphilly non se ne fregavano più di tanto; solo recentemente c’è stato un maggiore coinvolgimento. E’ normale che subito “la cosa” non la si senta propria (ma qui da noi è ancor più marcata e la storia leggermente diversa). Speriamo che almeno nei playoff vi sia un rigurgito di amor di patria: in fin dei conti si tratta pur sempre della top squadra del territorio che si va a giocare qualcosa di importante. Poi il prossimo anno, se il caso, al XXV Aprile metteremo le sagome.
Gentile pubblico …
23 marzo 2011Identità: figlio di un cane eccetera eccetera, cantava Ligabue. Già, l’identità. Una storia curiosa. C’è chi la sente forte per qualcosa che non c’è, ad esempio i leghisti per la “Padania”, saranno contenti quelli dell’omonima società alimentare, e chi invece dovrebbe sentirla, tipo un dipendente o un giocatore o un tifoso, non la sente. Nazionale a parte, in quest’ultimo caso. Rimaniamo al tifoso o appassionato. Di Parma, e provincia, per esempio. E di rugby. Fino a ieri c’erano Rugby Parma e Gran come squadre di vertice, poi Colorno e Noceto. Ognuno aveva il suo bacino di aficionados. Tolti alcuni exploit come la stracittadina o alcune sfide col Viadana che al Lanfranchi portavano anche 2000 e più persone, difficilmente si andava oltre le 500 di media. Nelle ultime due stagioni regolari la media è progressivamente scesa. “Eh ma nel derby (ultimo) c’erano quasi 2000 persone”; togliamoci 500 bambini con le rispettive casacche che hanno sfilato e relativi genitori ad accompagnarli … Il dato dei paganti, in generale, è impietoso.
Le squadre di vertice ora sono sempre due, ma mixate con le altre due del territorio. E allo stadio è diventata una tristezza … D’accordo, mettiamoci pure che il livello tecnico è sceso ma qui entreremmo nel solito discorso della diversa concezione della cultura sportiva rispetto ad altre nazioni rugbystiche. Crociati-Prato, big match per la testa della classifica circa 200/250 persone, l’ultima partita vista al XXV Aprile (Crociati-Mogliano) non più di 150 persone. E’ andata decisamente meglio a Colorno, sempre col Mogliano. E senti i nocetani dire “Se si giocasse a Noceto”. Va beh, ma visto che la situazione è questa, se ti piace il rugby … Qualcuno potrebbe dire “Come si fa a cambiare identità in quattro e quattro otto!?”. Domanda pertinente, se vogliamo. Ci sono pure gli Aironi, d’accordo. Allora io faccio questa di domande: “Cosa hanno fatto le società per portare gente allo stadio?”. Domanda retorica e atavica. Il problema è che l’Italia, senza saperlo, è già un Paese federalista, ma microfederalista. Vi sono stati dei cambiamenti? Sta a chi è il cambiamento farlo recepire e creare linfa.
All’interno di una franchigia, vi dovrebbe essere collaborazione, vedute comuni. Al momento si sentono solo invettive e covano sempre le antiche insofferenze. Butto lì un’idea balzana: prevedere agevolazioni con biglietti/abbonamenti particolari quando sia Aironi che “l’altra squadra” giocano in casa? (Visto che non risolvono i problemi di bilancio alcuni euro in più o in meno degli spettatori)
Alla prima dei Parma Panthers, settimana scorsa, c’erano, dicono i colleghi, quasi 1000 persone e, con tutto il rispetto per quello sport, ma non so se abbiamo presente cos’è il football americano in Italia rispetto al rugby, parlo soprattutto di movimento. E si paga pure lì, eh!, per entrare. Avranno lavorato bene in società, essendo in molti nel roster faranno leva sul parentado consistente, chissà.
Domenica al XXV Aprile ci sarà una partita importante in chiave playoff: Crociati-Petrarca. Per infierire, la Rai ha “programmato” la partita alle ore 13. Infierire perché siamo in Italia, altrove sarebbe stata l’occasione per un bel pomeriggio di happening con pranzo al campo, poi partita e, in caso di bel tempo, vasca in centro o al parco. Sarebbe già un successo se si potessero contare 500 persone sugli spalti. Ma sarei felice di essere smentito. Lo stesso dicasi per la settimana successiva quando si disputerà GranDucato-Prato.
Pensate, si sta profilando addirittura una nuova fusione … Se tanto mi da tanto … Vuoi vedere che va a finire che si fondono pure i giornalisti?
Mortacci …
30 aprile 2010Domani c’è Parma-Roma. Il CASMS (abbiamo più comitati e commissioni in Italia che nel Resto d’Europa) nonostante i casini che gli ultras romanisti un anno sì e uno nì combinano a Parma, ricordarsi della stagione scorsa ma fosse solo a Parma, hanno consentito a costoro di venire al Tardini ed anche in buon numero. Forse avevano paura che non concedendo il permesso avrebbero creato più casino fuori dallo stadio, ma voglio fare il “cattivo pensatore”: se la Roma anziché essere in lotta per lo scudetto fosse stata settima in classifica a ventidue punti siamo sicuri che avrebbero preso la stessa decisione? Se poi volessero fare sul serio per epurare certa gente …
Pubblicato da mulatzfree