Undicesimo: non tradire.

5 novembre 2011

Che l’Italia sia facile ai “tradimenti” lo testimonia la storia. A volte però, voltare le spalle, ammutinarsi diventa necessario. In queste ultime ore, la parola tradimento è molto gettonata in ambienti governativi. Il primo a proferirla è stato il nostro Presidente del Consiglio, al quale ormai pare acclarato si sia definitivamente scollegato il collegamento cervello-bocca, che ha dichiarato che chi lascia il PDL è traditore non tanto del partito quanto dell’Italia. Invece coloro che passano da altri partiti al PDL, con ricompensa, si chiamano responsabili.

Su La Stampa, Calderoli torna sul tradimento con questa dichiarazione: «Chi vince governa, chi non ottiene il consenso sta all’opposizione. Un governo di larghe intese, invece, sarebbe un tradimento della volontà popolare».

Caro Calderoli, la volontà del(la parte di) popolo che vi ha votato era esclusivamente  quella di farvi durare cinque anni, sic et simpliciter? (poi vada a vedere su Google cosa vuol dire). Di vedere Scilipoti, Moffa, Romano e simili “tradire” altri partiti per salvarvi le chiappe? Di essere presi per i fondelli da mezzo mondo per la vostra insipienza e quindi di farci fare i compiti dagli altri? Ecco, magari avrebbero voluto partecipare, a turno, a qualche festa. O avere, in parti uguali, quanto il suo Presidente del Consiglio ha dato a Tarantini perché era in difficoltà … Il pugile è suonato, all’angolo e non si rende conto di ciò che gli sta succedendo intorno. Avrebbe bisogno che dall’angolo qualcuno gettasse la spugna, per il bene della sua famiglia.

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Non sono autorizzato

29 dicembre 2010

I respingimenti hanno colpito anche i pastori sardi. D’accordo che quando parlano nel loro dialetto sono incomprensibili ma almeno chiedetegli i documenti. Ma i pulotti, niente; che già loro con l’italiano … immaginarsi che discorsi. Che poi di discorsi non ne sono stati fatti molti: diciamo che … ai pastori hanno schiarito le idee.

Perché sono stati reimbarcati appena scesi da Civitavecchia? Perché volevano far sentire la loro voce a chi di dovere in merito alla loro situazione. Nonnonnò, non era una manifestazione autorizzata! Cacchio vuoi!? La manifestazione del dito medio della Santanchè e di Bossi sono autorizzati? La manifestazione del dissenso in Parlamento con il cappio è autorizzata? La manifestazione di acquisto di un’isola in un paradiso fiscale, da parte di un Presidente del Consiglio, e costruirci megaville da milioni e milioni di euro tramite una fiduciaria in un altro Paese che di fiscale non ha neanche il codice è autorizzata?

L’indignazione, in Italia, non è autorizzata; per tutto il resto c’è Pidiellecard.


Provincia sì, provincia no: la terra dei cachi!

29 maggio 2010

Cosa volete che sia, si tornerà indietro di un paio d’anni. Non c’è alle viste nessuna manovra correttiva. I conti sono a posto. Queste tre delle affermazioni che dall’inizio della crisi ad oggi ci ha propinato il nostro Presidente del Consiglio. Che quando però è stato il momento di dire agli italiani “oh, raga, dovete fare dei sacrifrici” non ha avuto il coraggio di dirlo lui in persona, perchè lui da contratto deve mettere la faccia solo quando deve massacrare qualcuno o dire cose positive, ma lo ha fatto dire da Gianni Letta. Poi è andato alla conferenza di presentazione con Tremonti. Il ministro sembrava lo scolaro che ripeteva la lezione col professore che gli dava gli spunti e i suggerimenti. Una cosa patetica. Or dunque. Su tutti i media ecco che salta fuori il discorso dell’abolizione delle Province sotto i 220.000 abitanti (i fautori dell’abolizione delle Province in campagna elettorale farebbero figli e figliastri). Abbiamo sempre avuto dei costi elefantiaci della politica e della pubblica amministrazione e prima mi fanno nascere nuove province (Barletta-Andria-Trani, Fermo, Monza e Brianza, Olbia-Tempio, Medio Campidano, Ogliastra, Carbonia-Iglesias, le ultime quattro tutte in Sardegna!, e prima ancora Vibo Valentia, Biella e altre). Sia Governi di destra che di sinistra. Quando andavo alle medie erano 95, ora sono 110! E il bello è che con gli “abbinamenti” abbiamo 110 province ma 117 capoluoghi!! Tremonti il giorno dopo ha detto che è falso, di abolire le Province neanche l’ombra perchè bisogna modificare la Costituzione. Per crearle … Perchè allora è uscita quella notizia? Voci provenienti dal Ministero del Tesoro hanno precisato ulteriormente che per abolire le dieci Province non è sufficiente il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri che ne individua i requisiti ma servirebbe almeno un decreto ministeriale attuativo. Però sul sito del Ministero dell’Economia si spiegava il 26, o il 25 non ricordo, che con la manovra “sono abolite dieci piccole Province, con meno di 220.000 abitanti, non ricadenti in regioni a statuto speciale” (così mi si sarebbe tolta Massa Carrara esistente dai tempi e resta quella del Medio Campidano, non la conoscono neanche gli stessi abitanti, nata nel 2005 e che fa quasi la metà degli abitanti). Ma questo i Tg “Pravda style” mica lo hanno detto. Se magari provassimo ad avere almeno lo stesso numero di Province e Capoluoghi e ad abolire le varie Comunità Montane e ammenicoli simili saremmo già un bel pezzo avanti. Non saremo un Paese delle banane, ma dei cachi …


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