Brunel, il guru della mischia (dit Busato)

3 maggio 2011

Ha oggi i crismi dell’ufficialità ciò che era noto da tempo ovvero che Jacques Brunel è colui che dopo il mondiale in Nuova Zelanda subentrerà a Nick Mallett. L’attuale tecnico dell’USAP, appena eliminato in semifinale di Heineken Cup ma vincitore del titolo francese 2009 e in finale nell’anno successivo sempre con gli arlecchini catalani, ha iniziato la sua carriera da allenatore nell’Auch nel 1988 e lì si è trattenuto fino al 1995.

Sebastien Busato, tallonatore della Rugby Parma dal 2001 al 2006 che ha chiuso la carriera professionistica lo scorso anno a Colomiers, non era ancora in età per la prima squadra dell’Auch ma Brunel lo ha visto all’opera, anche con le giovanili. Che mi dici di Brunel? «Lo conosco bene. E’ un guru, era molto attaccato all’identità dell’Auch. Gli piaceva il gioco con gli avanti, anche perché non avevamo una linea trequarti molto forte e quindi giocavamo molto con gli avanti. Quando era assistente di Laporte la Francia aveva il pacchetto di mischia che era quasi il migliore al mondo, lui la mischia la conosce molto bene; già l’Italia ha un pacchetto molto forte, con lui secondo me sarà ancora meglio. Bisogna vedere com’è da primo allenatore; a Perpignan è andata bene ma con una nazionale non è uguale. Io credo però che ce la farà». Quando chiedo a Seba che avremmo anche bisogno di qualcosa di meglio dalla linea trequarti mi chiede chi avrà come assistente ed io gli rispondo che un po’ di tempo fa girava voce che si sarebbe portato l’amico Milhas da La Rochelle, ma è molto probabile che vi sia una soluzione interna «Mah, lui a Perpignan ha cambiato un po’ modo di giocare rispetto a prima, ma lì si è avvalso di collaboratori che lavoravano in un certo modo con i trequarti; bisogna vedere con l’Italia chi avrà e come imposterà il gioco». Alcuni lo definiscono “un duro” «Lui ha carisma. Diciamo che è un duro; è uno che se ha qualcosa da dirti te lo dice in faccia. E’ giusto coi giocatori, è vicino a loro, ma sa comunque tenerne le distanze, non so se mi spiego; ha il viso da duro anche perché non fa trasparire tutto».  

Non vediamo l’ora, se non altro per curiosità, che inizi il suo lavoro. Intanto sembra, pare, dicono che la sua “residenza” sarà a Parma. Più vicino a Dondi di quanto non fosse Mallett …


Il bi-Parisse

3 gennaio 2011

Nella partita di ieri tra La Rochelle e Stade Français qualcuno, leggendo la formazione, avrà strabuzzato gli occhi. Michael Cheika ha schierato Sergio Parisse dal primo minuto come flanker con Leguizamon n.8. Un evento per un giocatore che è considerato uno dei migliori terza centro al mondo (fu in lizza per il Player of the Year 2008). Dalla Francia mi dicono che in questo campionato era successo, seppur raramente, che nel corso della stessa partita lui e il nazionale argentino, rientrato da una squalifica di 10 settimane, si scambiassero di ruolo. Che le preferenze di Cheika riguardo il ruolo di terza centro si stiano spostando verso il Puma? Vedremo. Chissà cosa ne pensa Mallett, nel caso.


Ah, les français (du rugby)!

6 dicembre 2010

Ah, les français! Loro, i transalpini, emettono spesso questo “sospiro dedicato” per noi italiani, ma rugbysticamente parlando noi italiani quando ad esempio eravamo nel periodo Johnstone-Kirwan un po’ lo abbiamo sospirato rimpiangendo il periodo di Coste. Sabato mattina, alla presentazione del progetto “Scuola di Rugby” della Rugby Parma mi sono intrattenuto alcuni minuti con Jean Bidal. Bidal, per chi non lo sapesse, è noto per essere un seminatore di rugby universale (lo manda in giro l’International Rugby Board laddove il rugby deve “farsi le ossa” come in Georgia), in Italia è già sceso diverse volte, nel 2007 ha fatto visita anche a Piacenza, per tenere lezioni ai tecnici italiani.

La Rugby Parma lo ha chiamato in qualità di supervisore, tutor per lo sviluppo del settore giovanile. Ne ho approfittato, lo avevo già visto alla Clubhouse della Rugby Parma in occasione di un recente test match internazionale, per dirgli che a Parigi, nel settembre del 2008, avevo acquistato il suo libro di tattiche, dove però vi erano anche considerazioni interessanti, e che lo avevo citato nel libro “Rugby, dal campo all’azienda” da me scritto insieme ad altri due autori. Mi ha fatto sapere che ne sta scrivendo un altro e questo potrebbe essere in inglese così da essere distribuito all’estero senza problemi.

Mi sono addentrato nel merito “francese” confessandogli ciò che reputo, ma non solo io, fondamentale per il rugby italiano, in generale: il bisogno di avere tecnici francesi che ci aiutino a crescere. Risposta confermativa scontata da parte sua: i tratti in comune sono tanti, mi dice lui. Kirwan ad esempio, mi spiega, va bene in Giappone: là sono tutti belli inquadrati. Al che lo accomiato dicendogli che ormai siamo vicini al ritorno al francese sulla panchina azzurra, al che si stringe nelle spalle e potete immaginare come possa aver commentato.

Nessun nome, ci siamo salutati dandoci appuntamento ad una sua prossima lezione, che sono curioso di vedere, e sentire.

I nomi comunque li faccio io qui, ora. Secondo i bene informati, vedremo se lo saranno altrimenti tolgo il saluto, c’è già l’accordo con due tecnici transalpini forse pure la firma (certo che se Mallett dovesse portare a casa due vittorie al 6Nazioni e approdare ai quarti alla RWC …). Per l’head coach il nome è quello di Jacques Brunel, attuale allenatore del Perpignan che ha portato alla conquista del titolo francese nel 2009 e col quale ha ancora un altro anno di contratto, ma rescindibile in questo caso; il suo assistente sarebbe Serge Milhas, i due si conoscono bene, attuale tecnico de La Rochelle che ha riportato quest’anno in Top14. Saranno, eventualmente, gli uomini giusti? Posto che la stasi azzurra non è comunque esclusiva materia a carico di Mallett, lo scopriremo solo vivendo.


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