Dead bird walking

7 aprile 2012

Venerdì 6 aprile, a Parma, si è tenuto un consiglio federale tanto storico quanto la svolta celtica. Un consiglio “dedicato” ad una squadra. Era arcinota la situazione che stavano vivendo gli Aironi e la diatriba con la Fir. Alcune considerazioni, a questo punto, vanno fatte, o rifatte. Per mesi e mesi, il presidente Melegari ha ripetuto la parola “tradimento” verso la Parma rugbystica, intesa come città e dunque le due realtà che sono Rugby Parma e Amatori/Gran. Perché non hanno rispettato gli impegni. Speravano anche, a Viadana, che le varie realtà portassero qualche loro sponsor e che la Parma economica rispondesse al progetto Aironi ed al valore aggiunto che può dare il rugby. Nisba. Forse non è passato a dovere il messaggio, forse la crisi, forse antichi mal di pancia reciproci fatto sta che le risposte non sono arrivate. Qui, però, abbiamo uno strano concetto di professionismo. Se fosse andato in porto il famigerato “Progetto Parma” con l’unione delle 4 società sotto un unico vessillo per l’Eccellenza, le singole società si trovavano col contribuire agli Aironi (che vengono prima di tutti, parole di Melegari), quindi ai Crociati, e, ovviamente, anche a sé stesse. Ovvero il basso che foraggia l’alto. Dovrebbe essere il contrario. Riguardo al tradimento, si conosceva benissimo la situazione quasi tragica della Rugby Parma. Eh … però hanno sottoscritto l’impegno, si dice. Certo, non fa una grinza. Ma è come se io andassi a chiedere un prestito in banca, come garante mi portassi un clochard e la banca accettasse. Parma, intesa come ambiente, serviva (c’erano anche diversi giocatori della Rugby Parma che servivano) per cui “si doveva provare a crederci”. C’è poi chi, l’altra sponda parmigiana, uno sponsor lo portò in dote, Rolly, ma successivamente rimise buona parte della propria quota perché non riusciva ad onorare l’impegno. E’, se vogliamo, un gesto di responsabilità, anche se solitamente i conti si dovrebbero fare prima, pur se le riduzioni ci sono state per tutti ed in tutti gli sport. Mettiamoci poi la storia di MPS, i risultati non proprio incoraggianti come appeal (sul discorso tecnico ci sarebbe da scrivere altrettanto ma penso che i motivi siano noti) ed il piatto è pronto. E gli Aironi, così, hanno battuto cassa alla Fir. La risposta della Fir non poteva essere che quella. Occorre spiegarla?

La considerazione generale è che o le franchigie vanno, andavano, avanti con le proprie gambe o la Fir doveva seguire il modello Irlanda, per esempio. Oggi siamo in presenza di un ibrido che come tutti gli ibridi lascia spazio a ciò che stiamo vedendo da diverse settimane. Se poi si dovesse arrivare ad una franchigia federale come surrogato degli Aironi, che teoricamente potrebbero ancora rientrare dalla finestra ma al momento sembra utopia pura, l’ibrido diventerebbe molto pericoloso.


Nel rugby succede

23 aprile 2011

Si rischia di entrare nell’eccessiva autoreferenzialità, talvolta ci viene rimproverata a noi addetti ai lavori del segmento rugbystico, ma non c’è niente da fare: a chi sta a cuore lo sport in quanto tale, la civiltà, il fenomeno sportivo e folkloristico non può non annotare ed enunciare quanto è successo nell’intervallo della partita tra Aironi e Leinster. Dopo la sfilata delle squadre cat. Under 16 partecipanti al primo torneo Aironi, l’unica squadra straniera, il Risca Rfc, precisamente gallese, si è portata, con tanto di vessilli del dragone, sotto la tribuna principale e una volta piazzatasi davanti ai supporters irlandesi del Leinster ha intonato le prime strofe dell’Ireland’s Call, per chi non è del settore è l’inno “globale” irlandese suonato in occasione delle partite della nazionale di rugby irlandese (poi esteso anche ad altre discipline). Sono bei momenti ed è giusto assaporarli e condividerli. Per non dimenticare che questo è sport, questo è il rugby.


Tutto il mondo è (quasi) Paese

20 aprile 2011

Chi non conosce il detto “Tutto il mondo è Paese”? Posto che io sono per smontare i detti, in questo caso la smontatura è molto più semplice se si parla di rugby. Prendiamo la Scozia e l’Italia.

Andy Robinson fa presente che vorrebbe fermare alcuni giocatori in vista dei mondiali e la Federazione lo accontenta (oltretutto le “sue” due squadre erano ampiamente fuori dai giochi playoff e riguardo alla qualificazione per l’Heineken Cup …). In Italia la Fir non possiede nessuna delle due franchigie, contribuisce con la garanzia e col 60% di alcuni stipendi, manda un allenatore da una delle due che viene rispedito al mittente, gradirebbe che in alcuni ruoli chiave crescessero giocatori italiani ed eccoti un mediano di mischia neozelandese (corre voce che anche per l’apertura gli Aironi avessero pensato nuovamente neozelandese, oltre ad Orquera); così ecco la circolare con i paletti per i 5 stranieri in campo, mossa a metà tra la cronica mancanza di programmazione e la necessità di imporsi. Apriti o cielo: le due franchigie sono in subbuglio. Vi sono diverse cose da rivedere, specie per Treviso, a stagione ormai finita. Problemi che non si sarebbero verificati qualora la Fir avesse fatto la … Sru. Costava troppo, meglio contribuire … Ma tra soci si deve cercare l’intesa, altrimenti qualcuno si prenda le quote di qualcun altro. E gli Azzurri che devono andare al mondiale? Riposano? Più o meno. Non siamo in Scozia e si vede. Quanta strada ha da fare ancora il rugby italiano.


Gentile pubblico …

23 marzo 2011

Identità: figlio di un cane eccetera eccetera, cantava Ligabue. Già, l’identità. Una storia curiosa. C’è chi la sente forte per qualcosa che non c’è, ad esempio i leghisti per la “Padania”, saranno contenti quelli dell’omonima società alimentare, e chi invece dovrebbe sentirla, tipo un dipendente o un giocatore o un tifoso, non la sente. Nazionale a parte, in quest’ultimo caso. Rimaniamo al tifoso o appassionato. Di Parma, e provincia, per esempio. E di rugby. Fino a ieri c’erano Rugby Parma e Gran come squadre di vertice, poi Colorno e Noceto. Ognuno aveva il suo bacino di aficionados. Tolti alcuni exploit come la stracittadina o alcune sfide col Viadana che al Lanfranchi portavano anche 2000 e più persone, difficilmente si andava oltre le 500 di media. Nelle ultime due stagioni regolari la media è progressivamente scesa. “Eh ma nel derby (ultimo) c’erano quasi 2000 persone”; togliamoci 500 bambini con le rispettive casacche che hanno sfilato e relativi genitori ad accompagnarli … Il dato dei paganti, in generale, è impietoso.

Le squadre di vertice ora sono sempre due, ma mixate con le altre due del territorio. E allo stadio è diventata una tristezza … D’accordo, mettiamoci pure che il livello tecnico è sceso ma qui entreremmo nel solito discorso della diversa concezione della cultura sportiva rispetto ad altre nazioni rugbystiche. Crociati-Prato, big match per la testa della classifica circa 200/250 persone, l’ultima partita vista al XXV Aprile (Crociati-Mogliano) non più di 150 persone. E’ andata decisamente meglio a Colorno, sempre col Mogliano. E senti i nocetani dire “Se si giocasse a Noceto”. Va beh, ma visto che la situazione è questa, se ti piace il rugby … Qualcuno potrebbe dire “Come si fa a cambiare identità in quattro e quattro otto!?”. Domanda pertinente, se vogliamo. Ci sono pure gli Aironi, d’accordo. Allora io faccio questa di domande: “Cosa hanno fatto le società per portare gente allo stadio?”. Domanda retorica e atavica. Il problema è che l’Italia, senza saperlo, è già un Paese federalista, ma microfederalista. Vi sono stati dei cambiamenti? Sta a chi è il cambiamento farlo recepire e creare linfa.

All’interno di una franchigia, vi dovrebbe essere collaborazione, vedute comuni. Al momento si sentono solo invettive e covano sempre le antiche insofferenze. Butto lì un’idea balzana: prevedere agevolazioni con biglietti/abbonamenti particolari quando sia Aironi che “l’altra squadra” giocano in casa? (Visto che non risolvono i problemi di bilancio alcuni euro in più o in meno degli spettatori)

Alla prima dei Parma Panthers, settimana scorsa, c’erano, dicono i colleghi, quasi 1000 persone e, con tutto il rispetto per quello sport, ma non so se abbiamo presente cos’è il football americano in Italia rispetto al rugby, parlo soprattutto di movimento. E si paga pure lì, eh!, per entrare. Avranno lavorato bene in società, essendo in molti nel roster faranno leva sul parentado consistente, chissà. 

Domenica al XXV Aprile ci sarà una partita importante in chiave playoff: Crociati-Petrarca. Per infierire, la Rai ha “programmato” la partita alle ore 13. Infierire perché siamo in Italia, altrove sarebbe stata l’occasione per un bel pomeriggio di happening con pranzo al campo, poi partita e, in caso di bel tempo, vasca in centro o al parco. Sarebbe già un successo se si potessero contare 500 persone sugli spalti. Ma sarei felice di essere smentito. Lo stesso dicasi per la settimana successiva quando si disputerà GranDucato-Prato.

Pensate, si sta profilando addirittura una nuova fusione … Se tanto mi da tanto … Vuoi vedere che va a finire che si fondono pure i giornalisti?


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