In nome del popolo sovrano

22 aprile 2011

Prima il ritiro di ogni velleità circa il nucleare. Il Governo vuole evitare il ricorso al quesito refendario contando magari che non si raggiunga il quorum per gli altri due (legittimo impedimento e privatizzazione dell’acqua).

Ora il Ministro Romani se ne esce con la fresca idea che “sul tema (quello dell’acqua, ndr), di grande rilevanza, serve un approfondimento legislativo”. A meno di due mesi dal referendum …

Quando si dice il popolo sovrano …

Non serve un approfondimento legislativo, servirebbe ciò che non è mai stato fatto: manutenzione.


La saga dell’acqua

23 settembre 2010

C’era una volta un Paese in cui l’acqua era a disposizione di tutti: c’erano fontane in ogni angolo di ogni città. Frotte di bimbi, giovani donne ed anziani soprattutto d’estate ne profittavano per rinfrescarsi. E qualcuno se la portava pure a casa in bottiglia. Col passare degli anni, però, le fontane fecero posto a rotatorie, palazzi, distributori di benzina. E le fontane, anche quelle poche pochissime rimaste esaurirono quasi il loro compito: gli anziani erano stati invitati a rinfrescarsi nei supermercati, i bimbi giocavano esclusivamente con giochi elettronici e non uscivano quasi mai di casa, le giovani donne vagavano tra palestra ed happy hours.

Ma bisognava comunque bere acqua ed un bel giorno alcuni uomini d’affari dissero al Signore del Paese che siccome non c’erano più fontane, avrebbero pensato loro a portare l’acqua buona a disposizione del popolo, anche con qualche gradevole bollicina. Il Signore, che era di animo buono, disse loro che potevano attingere alle sorgenti e prodigarsi in tale nobile gesto pagando una miserrima cifra (due centini al litro) dato che lui, il Signore, alla Natura non doveva dare nulla per cui era tutto guadagno. Dopo qualche decennio, ogni provincia aveva almeno una marca di acqua minerale, quindi una sorgente da cui captare l’acqua; alcune addirittura due. E il popolo beveva, beveva. E pagava. Duecento centini per un litro d’acqua. Qualcuno però si ostinava a bere ancora dalla fontana: quella di casa sua. Ma non era così gradevole perché il Signore del Paese non si curava più dell’acquedotto che in certi casi perdeva.

Un bel giorno al Signore venne fatta una proposta da parte dei buoni samaritani portatori d’acqua buona in bottiglia a tutto il popolo “Signore, il tuo popolo si lamenta perché la tua acqua non è buona, perché l’acquedotto … fa acqua. Perché non affidi tutto ciò alle nostre sapienti cure? Hai visto quanto abbiamo fatto per il tuo popolo: abbiamo portato loro la buona acqua di sorgente che tu hai disseminata sotto terra, nei laghi, nei fiumi a casa loro. Tu occupati di cose più importanti: all’acqua pensiamo noi, in tutto e per tutto”. Il Signore non seppe dire di no: a lui interessavano lo sport, costruire ponti, autostrade, palazzi, adire concorsi di bellezza. Disse loro che si poteva fare, tanto non v’era da chiedere l’autorizzazione alla Natura.

E l’acqua, non in bottiglia, cominciò a costare come se si consumassero metri cubi di birra, tanto che ci fu addirittura chi usava la birra per lavarsi.

Il popolo non se ne capacitava, s’inquietava ma nulla cambiava. Allora dovette ingegnarsi. In molti arrivarono ad imbottigliarsi l’acqua dove avevano fatto il bagno per usarla da versare nei deumidificatori per i termosifoni o, con la giusta dose di liquido antigelo, nei radiatori dei motori. Alcuni addirittura, visto che le sorgenti davano sempre meno acqua per i fiumi da cui gli agricoltori si servivano per l’irrigazione, si lavavano il doppio (ma c’era chi, per risparmiare, faceva fare la doccia all’intera famiglia tutta insieme col cronometro in mano) in modo da poter rivenderne intere casse agli agricoltori stessi. Altri ancora, una volta acquistato un fenomenale marchingegno che purificava l’acqua, la spacciavano a prezzo modico.

Poi nel 2031 gli eredi di quei samaritani portatori d’acqua buona sulle tavole del popolo costruirono acquedotti e desalinizzatori per portare l’acqua del mare sulle tavole e nei bagni degli italiani e nelle pompe degli agricoltori poiché l’acqua dolce delle sorgenti ormai scarseggiava ed i fiumi erano spesso, e per periodi più prolungati, in secca. E a causa del costo sempre più elevato dell’acqua, il popolo si lavava la metà di quanto faceva un secolo prima ed esclusivamente nei fiumi d’inverno e in mare d’estate perché gli conveniva comunque. Ecco perché oggi, alle soglie del 2040, per la prima volta nella storia la popolazione mondiale si è coalizzata insorgendo contro i “signori dell’acqua” impossessandosi di tutte le loro imprese, stoppando gli impianti di captazione ed elargendo acqua gratis.


Acqua azzurra, acqua “cara”

20 luglio 2010

Negozio di alimentari in un paesino nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Bottiglietta da mezzo litro di acqua minerale naturale € 0.30. (quasi stavo per chiedere se non si fossero sbagliati …) Bottiglietta da mezzo litro in un bar dello stesso paese € 1 (e qui non c’è nulla di sorprendente), bottiglietta da mezzo litro nel frigo bar dell’albergo dello stesso paese €1,50. Problema: se una bottiglietta in un negozio di alimentari costa 0.30, quante bottigliette ci stanno in un un euro e cinquanta? Avete detto 5? Bravi, non era difficile. Il difficile è capire per quale motivo mi devi rubare i soldi.


Cara bolletta …

12 maggio 2010

Più spulcio le bollette di Enìa (dico Enìa perché quella mi fattura) e più mi girano i coglioni, scusate per il girano.
Prendiamo quella dell’acqua. Effettivamente l’acqua costa poco, fin che sarà pubblica e ribadisco il concetto di andare a firmare per il referendum all’uopo, perché per un consumo di 4mc si parla di quasi 10 euro, ma quando vai a leggere le singole voci … Una di questa recita “Fondo perdite idriche occulte”. Quando salta se ne accorgono, se no amen. Fare in modo di controllare e intervenire? In sostanza: l’acquedotto perde acqua e quella la devo pagare io? E’ colpa mia? Ho bucato io le tubature? E’ una stupidata d’importo, ma porca miseria!
Passiamo al gas. E qui veramente … Intanto c’è la “Quota fissa distribuzione e vendita”. Eh, oh: ti portano il gas fino in casa, gli pagheremo il servizio no? Altrimenti ce lo andiamo a prendere noi e bon.
“Quota variabile distribuzione” 1° scaglione e 2° scaglione. Di che? Perché?
“Quota accessoria distribuzione”. Sai, costa tanto poco il gas, perché non metterci su anche qualcosa di accessorio.
“Quota variabile materia prima”. Cioè!? Quanto costa il gas in quel periodo? Un po’ come la benza?
“Quota variabile venditore”. Come se ci fosse un agente/rappresentante che te lo vende e quindi devi dargli la provvigione che però in questo caso la paga il cliente?
VARIABILE DA COSA!? PERCHE’?
“Addizionale regionale civile”. L’addizionale è civile, il mio commento sarebbe incivile per cui lo evito.
Ovviamente, tu consumi 263 mc, ma ne paghi 272 perché in pianura c’è il coefficiente 1.037. Ma se io vado dal negoziante e mi mette sulla bilancia un etto di prosciutto mica me lo fa pagare un etto e mezzo, ri-porca di quella miseria! D’accordo la trasparenza, per carità, ma in questi casi forse per noi consumatori è meglio non sapere: ditemi solo quanto pago al mc tutto compreso e amen. Almeno ho un metro di paragone chiaro se voglio confrontare i prezzi con qualcun altro.
Nell’ultima bolletta c’era allegata una comunicazione: “sono in arrivo i nuovi prezzi biorari”. Bio? Allora aumentano i prezzi … Ma non è bio il suffisso, bensì bi (due). Lo prevede l’autorità per l’energia ed il gas: che carini.
Ossia: paghi meno di sera, la notte e la mattina presto (19-8) ed i fine settimana, paghi di più durante il giorno nei feriali. Per sapere quanto costa il meno e quanto il più invece te lo spiegano in un altro foglio a parte nella bolletta prossima. Meglio che la gente si prepari per tempo alla gabola.
Quindi mi devo attrezzare e cambiare le mie abitudini:
- Cenare ad orario ospedaliero, tipo verso le 18.30, lavorare al computer di sera e di notte, dormire al mattino, pranzare come al Sud verso le 14.
- Se capita di rimanere in casa in inverno di giorno, andare a tentoni nel pomeriggio oppure accendere una candela come nel medio evo


Ribelliamoci

27 aprile 2010

I disastri ambientali connessi al petrolio continuano, gli sforamenti dei pm10 sono all’ordine del giorno, spendono soldi, dei contribuenti, per mega incontri globali sulle limitazioni dei gas serra e poi in sostanza se ne fregano, e via così. Noi votammo un referendum per l’abolizione del nucleare (anno 1987) ma ora ci dicono che i tempi sono cambiati così come le esigenze e che non se ne può fare a meno. A dire il vero dei referendum in Italia se ne fregano spesso, aggirandoli sapientemente, ovvero quando c’e qualche interesse “particolare” (vedi il finanziamento pubblico ai partiti) di mezzo; ove non ce n’è, tipo il divorzio, il parere del “popolo sovrano” con cui tanto ci si sciacquano la bocca gli va bene. Il problema delle scorie? Risolto: ha detto che se li piglia “l’amico Vladimir”. Energia alternativa “vera” non se la fila nessuno, auto elettriche in larga scala aspettiamo che si estinguano i procioni. E continuiamo a dipendere da quei pochi. Porca …., ma perché sono così ottusi? Altro che rivoluzione industriale … Intanto che ci sono, mi raccomando: ANDATE A FIRMARE per il referendum (n’altro ma questo non lo si può sottacere) contro la privatizzazione dell’acqua. Sperando che poi non ce la mettano in quel posto comunque. Già ci fanno pagare anche la terra (occupazione del suolo pubblico) va a finire che presto o tardi ci faranno pagare anche l’aria (vedi il film Strane Storie, 1994, con il mitico Ivano Marescotti che consiglio in qualche modo di vedere se ve lo siete perso). E io pago! (altra citazione cinefila)


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