C’era una volta un Paese in cui l’acqua era a disposizione di tutti: c’erano fontane in ogni angolo di ogni città. Frotte di bimbi, giovani donne ed anziani soprattutto d’estate ne profittavano per rinfrescarsi. E qualcuno se la portava pure a casa in bottiglia. Col passare degli anni, però, le fontane fecero posto a rotatorie, palazzi, distributori di benzina. E le fontane, anche quelle poche pochissime rimaste esaurirono quasi il loro compito: gli anziani erano stati invitati a rinfrescarsi nei supermercati, i bimbi giocavano esclusivamente con giochi elettronici e non uscivano quasi mai di casa, le giovani donne vagavano tra palestra ed happy hours.
Ma bisognava comunque bere acqua ed un bel giorno alcuni uomini d’affari dissero al Signore del Paese che siccome non c’erano più fontane, avrebbero pensato loro a portare l’acqua buona a disposizione del popolo, anche con qualche gradevole bollicina. Il Signore, che era di animo buono, disse loro che potevano attingere alle sorgenti e prodigarsi in tale nobile gesto pagando una miserrima cifra (due centini al litro) dato che lui, il Signore, alla Natura non doveva dare nulla per cui era tutto guadagno. Dopo qualche decennio, ogni provincia aveva almeno una marca di acqua minerale, quindi una sorgente da cui captare l’acqua; alcune addirittura due. E il popolo beveva, beveva. E pagava. Duecento centini per un litro d’acqua. Qualcuno però si ostinava a bere ancora dalla fontana: quella di casa sua. Ma non era così gradevole perché il Signore del Paese non si curava più dell’acquedotto che in certi casi perdeva.
Un bel giorno al Signore venne fatta una proposta da parte dei buoni samaritani portatori d’acqua buona in bottiglia a tutto il popolo “Signore, il tuo popolo si lamenta perché la tua acqua non è buona, perché l’acquedotto … fa acqua. Perché non affidi tutto ciò alle nostre sapienti cure? Hai visto quanto abbiamo fatto per il tuo popolo: abbiamo portato loro la buona acqua di sorgente che tu hai disseminata sotto terra, nei laghi, nei fiumi a casa loro. Tu occupati di cose più importanti: all’acqua pensiamo noi, in tutto e per tutto”. Il Signore non seppe dire di no: a lui interessavano lo sport, costruire ponti, autostrade, palazzi, adire concorsi di bellezza. Disse loro che si poteva fare, tanto non v’era da chiedere l’autorizzazione alla Natura.
E l’acqua, non in bottiglia, cominciò a costare come se si consumassero metri cubi di birra, tanto che ci fu addirittura chi usava la birra per lavarsi.
Il popolo non se ne capacitava, s’inquietava ma nulla cambiava. Allora dovette ingegnarsi. In molti arrivarono ad imbottigliarsi l’acqua dove avevano fatto il bagno per usarla da versare nei deumidificatori per i termosifoni o, con la giusta dose di liquido antigelo, nei radiatori dei motori. Alcuni addirittura, visto che le sorgenti davano sempre meno acqua per i fiumi da cui gli agricoltori si servivano per l’irrigazione, si lavavano il doppio (ma c’era chi, per risparmiare, faceva fare la doccia all’intera famiglia tutta insieme col cronometro in mano) in modo da poter rivenderne intere casse agli agricoltori stessi. Altri ancora, una volta acquistato un fenomenale marchingegno che purificava l’acqua, la spacciavano a prezzo modico.
Poi nel 2031 gli eredi di quei samaritani portatori d’acqua buona sulle tavole del popolo costruirono acquedotti e desalinizzatori per portare l’acqua del mare sulle tavole e nei bagni degli italiani e nelle pompe degli agricoltori poiché l’acqua dolce delle sorgenti ormai scarseggiava ed i fiumi erano spesso, e per periodi più prolungati, in secca. E a causa del costo sempre più elevato dell’acqua, il popolo si lavava la metà di quanto faceva un secolo prima ed esclusivamente nei fiumi d’inverno e in mare d’estate perché gli conveniva comunque. Ecco perché oggi, alle soglie del 2040, per la prima volta nella storia la popolazione mondiale si è coalizzata insorgendo contro i “signori dell’acqua” impossessandosi di tutte le loro imprese, stoppando gli impianti di captazione ed elargendo acqua gratis.