Il downgrade dell’Italrugby

Se le agenzie di rating emettessero giudizi anche per l’Eurozona rugbystica, dopo il girone di andata avrebbero declassato l’Italia di due gradini e oggi, probabilmente, ci darebbero a rischio default. E’ stata una delle stagioni europee peggiori ma occorre fare dei distinguo. Partiamo dalla più prestigiosa, quella della birra (non mi va di fare pubblicità anche perché non è proprio una di quelle da leccarsi i baffi). Considerando che siamo alla seconda stagione di Pro12 qualcosa in più era lecito aspettarsi. “Grazie” agli Aironi siamo entrati nella storia: 0-82 col Clermont è la seconda peggior sconfitta (come divario punti) di sempre e la peggiore casalinga. Treviso, invece, ha migliorato la propria performance. Evidentemente la variabile sembra essere Biarritz (sconfitto l’anno scorso dagli Aironi e quest’anno dai Leoni) ma i trevigiani hanno raggranellato pure un prestigioso pareggio casalingo con gli Ospreys e giocato un bel rugby. E’ stata palese la differente intensità, qualità, attitudine messa in campo dalle due compagini italiane. E la differenza non la fanno “i nomi” perché Treviso non ha certo stelle di prima grandezza che gli Aironi non hanno. Quindi …

Questa la sintesi: Aironi: 0 punti-51 p fatti-274 subiti (4 mete a 38). Treviso: 7-122-193 (12-23)

Passiamo alla “Coppetta”. Nella scorsa edizione, nonostante il depauperamento dei migliori giocatori vi fu un leggero miglioramento rispetto alla “versione S10” (3 vittorie, una in più, 15 punti, contro 9, leggero peggioramento nelle differenze punti e mete). Oggi, invece, siamo qui a descrivere una caporetto, la peggiore edizione di sempre. Anche perché quest’anno non c’erano gli spagnoli, pur se eravamo riusciti a perdere anche con loro … Nemmeno I Cavalieri Prato ci hanno fatto sorridere. Quest’anno non c’era il Connacht a fare da pesca di beneficenza per il rugby italiano e pur con una squadra prima in campionato, deputata a vincere lo scudetto e a fare qualche punto in Europa, queste le ambizioni di partenza, i toscani sono rimasti con un pungo di mosche. Il distinguo: i Crociati. Una goletta mandata a fare l’America’s Cup. Con mezza o più Under 20 in campo era un sacrificio annunciato. Ed è difficile, per dire impossibile, fare paragoni con la squadra di Frati dell’anno scorso. Perché è vero che quella era comunque una squadra quasi interamente neofita in Europa, ma era comunque diversa l’esperienza e non solo: un conto è giocare in serie A, ed insieme da anni, un altro in Under 20. Perdere con i rumeni (che per la prima volta nella loro storia hanno fatto doppietta con un’italiana) in casa nostra è sempre frustrante ma le “attenuanti generiche”, ai gialloblù, si possono concedere. I campioni d’Italia, Padova, ne prendono 50 (a 6) in casa dal Tolone; i vicecampioni d’Italia, Rovigo, addirittura 92 (a 6) a Bayonne. Fate voi. Risultato globale: un misero punticino, 199 punti fatti-1036 subiti (18 mete a 152).

Mazzariol, e altri come lui e prima di lui, affermano o hanno affermato che queste partite servono per crescere. Sarà anche così (di base si impara maggiormente contro “i buoni” che contro “i balordi”) ma siamo nuovamente qui a chiederci se serve al movimento continuare a fare queste figure. E alla Erc? Forse sarebbe meglio che la Fir facesse come il secondo di quel pugile suonato che vuole a tutti costi stare sul ring rischiando la propria incolumità: gettare la spugna. E auto(parzialmente)epurarsi.

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