26 settembre 2011
C’era una volta l’Isola Felice. Ora c’è L’Isola Che Non C’è. Manco più quella pedonale … C’era la città dove non succedeva mai nulla di grave, il massimo che potevi trovare sull’unico giornale locale era il paesano che si era rotto un dito ammazzando il maiale (notizia vera, credetemi). Sembrava la città ideale per il film “The Truman Show”. Anche se sotto sotto la gente di qualcosa sapeva, però non lo si “sapeva”. Poi ecco il delitto Mazza e d’improvviso si scopre che anche a Parma possono succedere certe cose. Ehhhh, ma come!? E poi via, alcuni omicidi in serie fino ad arrivare all’arresto di Tanzi, il benefattore. Qualcosa ha cominciato a scricchiolare e anche coloro che fino ad allora lo portavano sul palmo della mano gli si sono rivoltati contro. Fino ad arrivare ai giorni nostri, partendo dalla vicenda Arpa fino agli ultimi arresti eccellenti e alla ultimissima incriminazione per un noto assessore che ricorda Big Jim. Parma era, lo sapevano i cittadini, almeno quelli meno ipocriti, ed è come tante altre realtà. Ma prima c’erano i Silingardi, i Panebianco, i Tanzi appunto.
Parma, nel senso di chi l’ha governata, ha sempre fatto dell’apparire il suo must. Ed era meglio così, per certi versi. Le belle luminarie in centro, le fioriere sui ponti, la mega fontana-rotatoria di barriera Repubblica/San Michele perché, come disse Ubaldi a suo tempo, chi viene in città deve avere l’idea di entrare in qualcosa di bello. Poi se c’è del marciume o vi sono le merde dei cani sui marciapiedi o il Parco Ducale che sembra di camminare su dell’emmenthal o strade di periferia che definire sgarrupate è un eufemismo (vedi Via Baratta non curata da almeno una ventina d’anni) fa lo stesso. Adesso è finita pure l’epopea dell’apparire, del bello. A partire dall’eco-mostro del palazzone Efsa, passando per il ponte a nord per finire alle nuove aule in Viale Kennedy ad ostruire l’ultima visione di un palazzo che trasuda storia. Parma era conosciuta in Italia ed in Europa. Continua ad esserlo …
Benvenuti nella normalità.
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Pubblicato da mulatzfree
25 settembre 2011
Il rugby è, anche, una questione di spazi. Attaccarli, saperseli creare. Quando cominciarono a circolare voci sempre più insistenti sull’appassimento di Dahlia e la conseguente fine delle trasmissioni, in questo caso rugbystiche, rimaneva uno spazio. E allora perché, mi son detto, non inserirsi? Non si poteva lasciare cadere tutto nel vuoto. Il passato radiofonico un po’ aiutava. Ed ecco fatto: sei dirette audio nella scorsa stagione, di cui una in trasferta la più seguita ovviamente, e, visto che lo spazio continuava ad esserci, le prime due di quest’anno fatte, peraltro, come “opera caritatis” solo per la passione per questo sport . Una curiosità: le due vittorie degli Aironi finora realizzate nella Lega Celtica sono arrivate entrambe alla seconda diretta casalinga di stagione.
Mi corre l’obbligo di ringraziare sportparma che appoggiò l’idea, la società degli Aironi, Roberta Arcari e i miei preziosi compagni di viaggio: Filippo Frati, Stefano Mari, Alessandro Ghini (pluripresente), Carlo Festuccia. E Silvia Giuberti, “silente” ma importante. Grazie ai quasi 3000 ascoltatori che ci hanno seguiti e per gli attestati di stima.
Non nascondo che ci avevo preso gusto, ma il rugby è uno sport, come tutti ma questo in particolar modo, che va visto non udito, per cui sono ben felice che tornino, ancora non ufficiale ma sembra che manchino solo pochi dettagli con mamma Rai, le immagini (dopo la sosta di metà ottobre).
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Pubblicato da mulatzfree
18 settembre 2011
Di mischia o d’apertura, sempre di mediano si tratta. E’ per questo che in Francia, nei Bleus, alcuni giocatori dell’era recente avrebbero potuto far coppia … con se stessi. Come Frédéric Michalak o Jean-Baptiste Elissalde o ancora Dmitri Yachvili, giocatori che si disimpegnano, o si sono disimpegnati, egregiamente sia nell’uno che nell’altro ruolo. E tutti e tre come piazzatori (tra i top ten come punti dalla piazzola). E’ un “vizio” comunque non usuale nel passato della pur fantasiosa Francia, per non parlare altrove (vero Piri Weepu?). Occorre andare a ritroso di circa quarant’anni per ritrovare un “galletto” che ha giocato sia 9 che 10. Jean-Louis Berot (21 caps a cavallo degli anni 60-70) esordì contro gli All Blacks come mediano di mischia e al quinto cap passò, definitivamente, apertura. Alfred Maysonnie, tra il 1908 e il 1910 vestì solo tre volte la maglia della nazionale francese e tutte a mediano di mischia. Nel suo club, però, giocò anche apertura. Quale? Lo Stade Toulousain. Peccato, Dmitri …
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Pubblicato da mulatzfree
7 settembre 2011
Meno male che l’Architetto Conforti si è dimesso dall’Agenzia per il decoro urbano. Perché di decoroso, nelle ultime “urbanizzazioni”, non ce n’è. Al suo posto ci voleva un oculista, visti gli ultimi pugni in un occhio. Il primo è il palazzone dell’Efsa, che è un corpo estraneo in quel contesto urbano. Il secondo, che vedrà la luce fra qualche mese, forse, sono le nuove aule di Viale Kennedy, dietro la biblioteca Civica e l’Ospedale Vecchio. Una nuda e cruda colata di cemento che oscura l’antico palazzo. Magari mettiamo qualche fioriera … così almeno abbelliamo un po’. Tanto la loro manutenzione, ora, costerà poco …
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Pubblicato da mulatzfree
4 settembre 2011
Siamo alle solite, Calimero. Pubblico e società, parliamo di Nettuno e di baseball, non si smentiscono. Lasciamo stare le offese agli arbitri che quelle vanno da Trieste a Paternò, il resto, però, succede sempre e solo a Nettuno. In gara4 l’ennesima scena madre di Ruggero Bagialemani, espulso con ripetuti tentativi di aggressione e con dito in faccia a Fabrin, col pubblico che proprio irreprensibile non è stato visto che un paio di bottiglie di plastica, non vuote ovviamente, sono finite in campo (vedasi immagini tv). Peraltro l’arrivo in prima contestato era di un chiuso che più chiuso non si può per cui qualsiasi chiamata sarebbe stata “corretta”. Ieri sera la scena madre, trattenuto a stento, l’ha fatta Carlos Richetti, espulso. Il sig. Bastianello, è vero, non ha chiamato due strike evidentissimi al partente nettunese, ma la stessa cosa Giachi la fece la sera prima nei confronti di Bonilla. Solita caciara in campo con tutti i coach a protestare vibratamente. Ieri sera, addirittura, vi sono stati attacchi feroci anche ai commentatori Rai. “Zozzi” e quant’altro all’indirizzo soprattutto del conduttore Pino Cerboni. Del tutto “gratuiti”. In seguito all’espulsione in gara4, Bagialemani, reiterate delle reiterate delle reiterate recidive, è stato squalificato per due giornate. Tanto di cappello per ciò che “Pantera” ha fatto da giocatore, gliene saranno grati sempre tutti gli appassionati italiani, e per la strategia tecnica che usa in campo ma per i suoi comportamenti da allenatore (anche … extra campo) dovrebbe stare fermo forse due anni, non due giornate. Va ricordato che dopo l’aggressione ed il calcio ad un arbitro di qualche anno fa, la sua squalifica fu abbondantemente condonata. E allora che si continui così. Buon baseball a tutti.
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Pubblicato da mulatzfree